Tumori, 9 su 10 legati a stili di vita
- Zero sigarette, cinque porzioni al giorno
di frutta e verdura e trenta minuti di esercizio fisico quotidiano. E' la
regola dello '0-5-30' per salvarsi dal cancro. Fino a nove tumori su 10,
infatti, sono legati a stili di vita scorretti: primi tra tutti fumo, dieta
sbagliata, vita sedentaria, sovrappeso e obesità. La formula - 'chiesta in
prestito' dal Canada dove rappresenta lo slogan della nuova campagna
nazionale anti-cancro - viene proposta in Italia dagli esperti riuniti a
Milano per presentare l'appuntamento 2006 con 'Le arance della salute',
promosso dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) con il
sostegno della Regione Sicilia e in programma sabato 28 gennaio in 2.500
piazze della penisola. Le cattive abitudini, ha ricordato l'Airc, sono
responsabili dell'80-90% dei casi di cancro. In particolare, l'alimentazione
scorretta 'pesa' per il 30%. Percio' ''lo spot canadese e' molto efficace'',
ha spiegato Alberto Costa dell'European School of Oncology, perche'
sintetizza le insidie della vita moderna mettendo l'accendo sui rischi ''dell'aumento
di peso e della sedentarieta''', problemi 'epidemici' ''nell'era delle
e-mail e dei viaggi in auto o sui mezzi pubblici''. La strategia chiave per
battere il cancro e' quindi quella della prevenzione, ha confermato il
professor Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di
oncologia (Ieo) del capoluogo lombardo. ''Il trend delineato da anni - ha
detto l'ex ministro della Sanita' - e' il passaggio dal concetto di 'welfare
state' a quello di 'welfare community': la tutela della salute passa cioe'
dallo Stato ai cittadini''. Il campo d'azione e' duplice, ha aggiunto,
''ambientale e individuale. Il primo (ripulire l'aria, eliminare l'amianto
dalle case o il benzene dall'industria chimica) spetta alle istituzioni, ma
il secondo e' compito di ognuno di noi, e riguarda la correzione degli stili
di vita: niente fumo, che moltiplica di 30 volte il rischio di cancro al
polmone, dieta ricca di vegetali antiossidanti e attivita' fisica costante'',
ha concluso Veronesi.
Nuovi farmaci, troppo cari
per budget ospedali - Oncologi con le "mani legate" dai budget di spesa
I costi dei farmaci
anti-cancro innovativi minacciano i bilanci dei centri oncologici della
Penisola. Con il rischio che i pazienti si vedano precluse le nuove
molecole, piu' efficaci e meno tossiche rispetto al passato. A essere
preoccupati sono ben 8 specialisti su 10: chiedono un fondo speciale per
garantire ai malati le terapie innovative. Appena un anno fa il problema dei
costi preoccupava un oncologo su due. Questi i dati del sondaggio promosso
dall'Associazione italiana di oncologia medica, che ha coinvolto quasi 1.000
oncologi, e presentato al VII congresso dell'Aiom, che riunisce da ieri a
Napoli 2.700 specialisti. Il 90% dei camici bianchi ritiene inadeguate le
norme che regolano in Italia l'utilizzo dei farmaci di ultima generazione. E
chiede interventi urgenti, perché a essere penalizzati non siano gli oltre
292 mila italiani colpiti ogni anno da un tumore. Corsia preferenziale per
le terapie innovative, istituzione di un fondo speciale, ricerca, utilizzo
dei farmaci con un'indicazione diversa da quella per cui sono stati
approvati: sono questi i problemi posti sul tavolo di confronto fra Aiom e
Agenzia italiana del farmaco.
"Fra gli oncologi italiani - afferma Roberto Labianca, presidente
Aiom - sta aumentando la preoccupazione che le restrizioni e i vincoli di
bilancio possano impedire l'accesso dei pazienti ai farmaci innovativi. E'
un rischio concreto - sottolinea - Da tempo abbiamo posto il problema del
rimborso dei medicinali ad alto costo, come quelli anticancro: i Drg sono
insufficienti a coprire queste spese". Da qui la richiesta di un fondo
speciale, istituito in altri Paesi come la Francia, "per evitare una pesante
ingiustizia sociale". Già oggi un terzo della spesa per farmaci in ospedale
e' assorbito da molecole anticancro.
Non si può "strangolare" ne tantomeno "punire" - e' l'appello degli oncologi
- chi tratta pazienti complessi che richiedono terapie ad alto costo.
Terapie che sempre piu' permetteranno di aumentare la sopravvivenza, in
Italia già al di sopra della media europea. Fra i problemi piu' sentiti
dagli specialisti, l'utilizzo di farmaci per indicazioni diverse da quelle
per cui sono stati approvati ("off label"). E' il caso del trastuzumab,
molecola innovativa utilizzata per trattare il 25% delle pazienti con tumore
del seno con metastasi: secondo nuovi studi, potrebbe essere assunto con
efficacia in una fase meno avanzata della malattia, per potenziare l'effetto
dell'intervento chirurgico. Prima che vengano ampliate le indicazioni
terapeutiche, però, potrebbero passare anni: per il 64% degli oncologi, il
farmaco va dato comunque, anche "fuori indicazione". Gli specialisti
chiedono anche meno burocrazia e tempi piu' rapidi per l'arrivo dei nuovi
farmaci a disposizione dei pazienti. "Noi oncologi - sottolinea Emilio
Bajetta, che assumerà la carica di presidente dell'Aiom alla fine del
congresso di Napoli - rivendichiamo il diritto a utilizzare una terapia nel
momento in cui ne viene documentata scientificamente l'efficacia. Con l'Aifa
- spiega - e' stato definito l'avvio di uno studio nazionale sull'uso delle
molecole "off label". Un uso che gli oncologi già fanno, ma con difficoltà
di spesa e problemi di ordine medico-legale. Attraversiamo un momento di
'rivoluzione' dell'armamentario terapeutico a nostra disposizione: siamo
intenzionati a intervenire sui meccanismi di rimborsabilità dei farmaci
perchè ai pazienti deve essere garantito ciò che la ricerca mette a
disposizione".
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